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Articolo
13 maggio 2015 - Attualità - Italia - Il Giornale |
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| Nel nostro paese 15 milioni di stranieri da qui al 2060 |
Non solo per gli sbarchi di profughi e clandestini, ma pure come concessioni dell'asilo politico siamo nella pattuglia di testa europea. Assieme a Germania, Svezia e Francia accogliamo due terzi dei 185mila asilanti di tutta l'Unione Europea. E rispetto al 2013 i rifugiati nella Ue sono aumentati del 50%, grazie al boom dei siriani. I dati sono stati resi noti ieri da Eurostat, l'ufficio statistico comunitario. L'aspetto più preoccupante è che l'Unione Europea sta lavorando a proiezioni da far tremare i polsi. Entro il 2060 l'Italia potrebbe avere il flusso più alto di immigrazione nella Ue: 15,5 milioni di persone. A ruota seguono il Regno Unito con 9,2 milioni, la Germania con 7 milioni, la Spagna con 6,5 milioni. Su queste stime lavora la Commissione europea. Nel frattempo l'Italia con le sue 20.600 domande di asilo accolte nel 2014 è al quarto posto fra i 27 Paesi Ue con un impennata del 42% rispetto all'anno precedente. Lo scorso anno l'Italia ha stanziato per i rifugiati 93,8 milioni di euro. Peccato che in passato anche l'egiziano Abdelkhader Es Sayed, il pezzo più grosso di Al Qaida mai transitato da noi, era riuscito a spacciarsi come perseguitato ottenendo l'asilo politico. L'eritreo Ghermay Asghedom, capo rete in Sicilia dei trafficanti di uomini annidati in Libia, arrestato lo scorso mese, si spacciava per rifugiato. Nel 2013 dopo essere arrivato al Centro di accoglienza per richiedenti asilo di Mineo, in provincia di Catania, gli è stato concesso il permesso di soggiorno fino al 2019. Per non parlare degli afghani, che avevano da anni lasciato il loro Paese e non ottenevano lo status in altri Paesi Ue. A Gorizia ha fatto scandalo l'arrivo di finti profughi in aereo a Venezia o dopo vacanze a Parigi immortalate con i selfie sui telefonini. Si spacciavano per rifugiati, appena scampati alla guerra dei tagliagole talebani, bivaccando sulle sponde del fiume Isonzo. «Almeno il 50% non ha diritto a diventare rifugiato e arriva da altri Paesi europei come l'Inghilterra, la Francia e pure Norvegia e Svezia. Si è sparsa la voce che a Gorizia la commissione fa il loro gioco», ha denunciato il prefetto del capoluogo isontino Vittorio Zappalorto. Non è un caso che nel 2014 abbiamo garantito l'asilo politico a 2400 afghani. In pratica siamo il secondo Paese europeo per lo status concesso a questa nazionalità, dopo la Germania, che ne ha accolti come rifugiati 5.000. I pachistani con 2.420 asilanti politici sono i più numerosi ad avere ottenuto l'autorizzazione a rimanere da noi per sempre. L'aspetto curioso è che in Europa sono appena il 3% per un totale di 5500 rifugiati. Noi ne ospitiamo quasi la metà. Dei 20.600 casi in Italia abbiamo garantito il prezioso status di rifugiato politico a 3650 persone. Altre 7660 hanno una protezione minore e 9320 sono stati accolti per motivi umanitari. Più di un rifugiato su tre in Europa è siriano (68400 richieste). La primavera araba di Damasco sfociata ben presto in sanguinosa guerra civile è stata devastante. I siriani sono seguiti a distanza da 14.600 rifugiati eritrei in fuga da un paese non in guerra, ma governato da una dittatura socialisteggiante. Quasi a pari merito ci sono gli afghani con 14.100 casi nella Ue. Il totale delle domande accettate sono 185mila, meno della metà rispetto alle 490mila richieste. La parte del leone come accoglienza dei rifugiati spetta alla Germania con 47.600 casi, più 82% rispetto al 2013. Poi viene la Svezia con 33mila rifugiati e la Francia a pari merito con noi che ne ospita 20.600. |
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11 novembre 2008 | Centenario della Federazione della stampa | reportage
A Trieste una targa per Almerigo Grilz e tutti i caduti sul fronte dell'informazione
Ci sono voluti 21 anni, epiche battaglie a colpi di articoli, proteste, un libro fotografico ed una mostra, ma alla fine anche la "casta" dei giornalisti triestini ricorda Almerigo Grilz. L'11 novembre, nella sala del Consiglio comunale del capoluogo giuliano, ha preso la parola il presidente dell'Ordine dei giornalisti del Friuli-Venezia Giulia, Pietro Villotta. Con un appassionato discorso ha spiegato la scelta di affiggere all'ingresso del palazzo della stampa a Trieste una grande targa in cristallo con i nomi di tutti i giornalisti italiani caduti in guerra, per mano della mafia o del terrorismo dal 1945 a oggi. In rigoroso ordine alfabetico c'era anche quello di Almerigo Grilz, che per anni è stato volutamente dimenticato dai giornalisti triestini, che ricordavano solo i colleghi del capoluogo giuliano uccisi a Mostar e a Mogadiscio. La targa è stata scoperta in occasione della celebrazione del centenario della Federazione nazionale della stampa italiana. Il sindacato unico ha aderito all'iniziativa senza dimostrare grande entusiasmo e non menzionando mai, negli interventi ufficiali, il nome di Grilz, ma va bene lo stesso. Vale la pena dire: "Meglio tardi che mai". E da adesso speriamo veramente di aver voltato pagina sul "buco nero" che ha avvolto per anni Almerigo Grilz, l'inviato ignoto.
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04 luglio 2012 | Telefriuli | reportage
Conosciamoci
Giornalismo di guerra e altro.
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05 febbraio 2015 | Porta a Porta | reportage
IN RICORDO DELLE FOIBE E L'ESODO LA PUNTATA DI PORTA A PORTA
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03 giugno 2019 | Radio Scarp | intervento |
Italia
Professione Reporter di Guerra
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25 maggio 2010 | Spazio Radio - Radio 1 | intervento |
Italia
L'Islam nelle carceri italiane
In Italia su oltre 23mila detenuti stranieri, 9840 risultano musulmani, secondo i dati ufficiali. Almeno seimila, però, non si sono dichiarati. Il rapporto di 364 pagine, “La radicalizzazione jihadista nelle istituzioni penitenziarie europee”, realizzato dall’esperto di Islam nella carceri, Sergio Bianchi, ne indica 13mila.
In Italia ci sono circa 80 islamici dietro le sbarre per reati connessi al terrorismo. Dal 2009 li hanno concentrati in quattro istituti di pena: ad Asti, Macomer, Benevento e Rossano. Nel carcere di Opera, invece, sono arrivati Adel Ben Mabrouk, Nasri Riadh e Moez Abdel Qader Fezzani, ex prigionieri di Guantanamo. Chi li controlla ogni giorno racconta che parlano in italiano. La guerra santa in Afghanistan l’hanno abbracciata dopo aver vissuto come extracomunicatori nel nostro paese. Non si possono incontrare fra loro e vivono in celle singole. Pregano regolarmente con molta devozione e hanno mantenuto i barboni islamici.
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24 maggio 2010 | Radio Padania Libera | intervento |
Italia
Proselitismo islamico dietro le sbarre
“Penso che sia giusto se alcuni musulmani combattono la guerra santa contro gli americani in paesi che non sono la loro terra”. Dopo un lungo girarci attorno Kamel Adid sorprende un po’ tutti, quando sputa il rospo. La domanda riguardava i mujaheddin, i musulmani pronti a morire per Allah, contro l’invasore infedele. Tre soldati della guerra santa, arrivati un paio di mesi fa da Guantanamo, sono rinchiusi poco più in là, nel reparto di massima sicurezza del carcere di Opera, alle porte di Milano.
Adid è un giovane marocchino di 31 anni con barbetta islamica d’ordinanza e tunica color noce. Nel carcere modello di Opera fa l’imam dei 44 musulmani detenuti, che frequentano una grande sala adibita a moschea. Un predicatore fai da te, che di solito parla un linguaggio moderato e ti guarda con occhioni apparentemente timidi.
Deve scontare ancora due mesi di pena per un reato legato alla droga e da pochi giorni è stato trasferito in un altro istituto. “Quelli che si fanno saltare in aria subiscono il lavaggio del cervello – si affretta a spiegare l’autonominato imam – Noi abbiamo riscoperto la fede in carcere. Pregare ci da conforto, ci aiuta ad avere speranza”.
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15 marzo 2018 | Radio Radicale | intervento |
Italia
Missioni militari e interesse nazionale
https://www.radioradicale.it/scheda/535875/missioni-militari-e-interesse-nazionale
Convegno "Missioni militari e interesse nazionale", registrato a Roma giovedì 15 marzo 2018 alle 09:23. L'evento è stato organizzato da Center for Near Abroad Strategic Studies. Sono intervenuti: Paolo Quercia (Direttore del CeNASS, Center for Near Abroad Strategic Studies), Massimo Artini (vicepresidente della Commissione Difesa della Camera dei deputati, Misto - Alternativa Libera (gruppo parlamentare Camera)), Fausto Biloslavo (giornalista, inviato di guerra), Francesco Semprini (corrispondente de "La Stampa" da New York), Arije Antinori (dottore di Ricerca in Criminologia ed alla Sicurezza alla Sapienza Università di Roma), Leonardo di marco (generale di Corpo d'Armata dell'Esercito), Fabrizio Cicchitto (presidente della Commissione Affari esteri della Camera, Area Popolare-NCD-Centristi per l'Europa). Tra gli argomenti discussi: Difesa, Esercito, Esteri, Forze Armate, Governo, Guerra, Informazione, Italia, Ministeri, Peace Keeping, Sicurezza. La registrazione video di questo convegno ha una durata di 2 ore e 46 minuti. Questo contenuto è disponibile anche nella sola versione audio
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20 giugno 2017 | WDR | intervento |
Italia
Più cittadini italiani con lo ius soli
Estendere la cittadinanza italiana ai bambini figli di stranieri? È la proposta di legge in discussione in Senato in questi giorni. Abbiamo sentito favorevoli e contrari.
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