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Articolo
13 ottobre 2021 - Il fatto - Italia - Il Giornale |
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| E nelle chat No Vax si inneggia alle Br |
«Non siamo fascisti» sono state le parole d\'ordine della più massiccia manifestazione d\'Italia contro il green pass di lunedì a Trieste con 15mila persone in piazza. E il cofano del camper che guida sempre i cortei era addobbato con un faccione del premier Mario Draghi munito di baffetti alla Hitler. Su Telegram nelle chat anti lasciapassare verde si leggono slogan di estrema destra, ma c\'è pure chi ha nostalgia delle Brigate rosse, che «purtroppo non ci sono più». A Milano, Torino, Ferrara e la stessa capitale antagonisti, anarchici, estremisti di sinistra sono ben radicati nelle manifestazioni no pass e non disdegnano la violenza come i militanti di Forza nuova. La realtà dei fatti è che la scintilla del lasciapassare verde ha portato in piazza l\'ultra sinistra e l\'ultra destra assieme ad una marea di normali cittadini convinti di vivere in una «dittatura sanitaria». Lunedì, alla partenza della manifestazione di 15mila persone a Trieste, «capitale» del no pass, una giovane pasionaria ha esordito così: «Non siamo fascisti come ci dipinge il terrorismo mediatico, ma tutti uniti contro il green pass». Il capo popolo nel camper che detta gli slogan è Tito De Toni, antagonista ben noto alla Questura, condannato per un assalto nel 2003 all\'agenzia consolare Usa contro l\'invasione dell\'Iraq. In piazza si sono visti anche i vecchi autonomi degli anni di piombo, ma ieri l\'Istituto di Resistenza pontificava che le violenze ricordano «l\'estremismo di destra degli anni settanta». I militanti di estrema destra ci sono e solitamente sfilano in fondo al corteo «per stare lontani dalle zecche» come bollano i compagni dei gruppi di sinistra. Beppe Giulietti ieri si è presentato davanti alla sede Rai di Trieste per difendere una troupe aggredita dai no pass e ha sfoderato la solita minaccia fascista. Peccato che erano proprio gli amici del capo popolo antagonista, che poi continuava ad inneggiare contro i giornalisti venduti, ad avere maltrattato la giornalista Rai. Per non parlare dell\'emblema del riduzionismo delle foibe, Claudia Cernigoi, che da settembre filma compiaciuta i cortei con i cartelli che riportano la parola pass come simbolo delle SS del Terzo Reich. Però la minaccia è fascista. Un moderato di destra che partecipa alle manifestazioni triestina ha ammesso sconsolato: «Il 70-80% sono elettori di sinistra». Poco roba rispetto agli allarmanti messaggi sulle chat no pass di Telegram che rimpiangono le Brigate rosse. Beppe 78 scrive che «purtroppo non ci sono più le br». Giovanni Marcolini sostiene che «ci si potrebbe organizzare in stile Br. Ah no! Quelle erano protette dallo Stato quando servivano». E un altro nostalgico ricorda come «le Br non ci sono più da tempo». Ieri a Ferrara sono apparse scritte in vernice rossa davanti ad un centro vaccinale, che non lasciano dubbi: «Vax uccidono - Riina circa 200 - Speranza 120000 - Draghi nazista». E non sono le prime in Emilia-Romagna. Altri centri vaccinali sono stati imbrattati o danneggiati a Cesena, Forlì, Ravenna e nella zona di Rimini. Lunedì a Torino è sceso in piazza un miscuglio dell\'estrema sinistra assieme ad uno striscione azzurro con la scritta «Vaccini, sicuri che siano sicuri?». Oltre i sindacati di base dai Cobas a Usb c\'erano i No Tav, Potere al Popolo, Rifondazione e Partito comunista. Studenti non proprio fascisti hanno bruciato la gigantografia di Draghi davanti all\'ufficio scolastico regionale. A Milano le manifestazioni no pass sono ben frequentate da anarchici, collettivi studenteschi e rappresentanti del sindacalismo di base come Fabio Zerbini. Non è un caso che una ventina dei 48 denunciati per violenze varie, identificati dalla Digos, sono estremisti di sinistra o anarchici. |
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12 maggio 2020 | Tg5 | reportage
L'infermiera sopravvissuta al virus
L’infermiera ha contratto il virus da un paziente anziano nell’ospedale Maggiore di Trieste
A casa non riusciva più a respirare ed è stata trasportata d’urgenza in ospedale
Il figlio, soldato della Nato, era rimasto bloccato sul fronte baltico dall’emergenza virus con l’appartamento pieno di medicine l’incubo del contagio non l’abbandonerà mai
Due mesi dopo il contagio Svetlana è negativa al virus ma ancora debole e chiusa in casa
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14 marzo 2015 | Tgr Friuli-Venezia Giulia | reportage
Buongiorno regione
THE WAR AS I SAW IT - L'evento organizzato dal Club Atlantico giovanile del Friuli-Venezia Giulia e da Sconfinare si svolgerà nell’arco dell’intera giornata del 10 marzo 2015 e si articolerà in due fasi distinte: MATTINA (3 ore circa) ore 9.30 Conferenza sul tema del giornalismo di guerra Il panel affronterà il tema del giornalismo di guerra, raccontato e analizzato da chi l’ha vissuto in prima persona. Per questo motivo sono stati invitati come relatori professionisti del settore con ampia esperienza in conflitti e situazioni di crisi, come Gianandrea Gaiani (Direttore responsabile di Analisi Difesa, collaboratore di diverse testate nazionali), Fausto Biloslavo (inviato per Il Giornale in numerosi conflitti, in particolare in Medio Oriente), Elisabetta Burba (firma di Panorama), Gabriella Simoni (inviata Mediaset in numerosi teatri di conflitto, specialmente in Medio Oriente), Giampaolo Cadalanu (giornalista affermato, si occupa di politica estera per La Repubblica). Le relazioni saranno moderate dal professor Georg Meyr, coordinatore del corso di laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche dell’Università di Trieste. POMERIGGIO (3 ore circa) ore 14.30 Due workshop sul tema del giornalismo di guerra: 1. “Il reporter sul campo vs l’analista da casa: strumenti utili e accorgimenti pratici” - G. Gaiani, G. Cadalanu, E. Burba, F. Biloslavo 2. “Il freelance, l'inviato e l'addetto stampa in aree di crisi: tre figure a confronto” G. Simoni, G. Cuscunà, cap. B. Liotti
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21 settembre 2012 | La Vita in Diretta | reportage
Islam in Italia e non solo. Preconcetti, paure e pericoli
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27 gennaio 2020 | Radio 1 Italia sotto inchiesta | intervento |
Italia
Esercito e siti ebraici
Fausto Biloslavo
I nostri soldati rispettano la giornata della Memoria dell’Olocausto non solo il 27 gennaio, ma tutto l’anno. L’esercito, con l’operazione Strade sicure, schiera 24 ore al giorno ben 700 uomini in difesa di 58 siti ebraici sul territorio nazionale. Tutti obiettivi sensibili per possibile attentati oppure oltraggi anti semiti.
“Per ora non è mai accaduto nulla anche grazie alla presenza dei militari, che serve da deterrenza e non solo. Il senso di sicurezza ha evitato episodi di odio e minacce ripetute come in Francia, che rischiano di provocare un esodo della comunità ebraica” spiega una fonte militare de il Giornale.
I soldati, che si sono fatti le ossa all’estero, sorvegliano, quasi sempre con presidi fissi, 32 sinagoghe o tempi ebraici, 9 scuole, 4 musei e altri 13 siti distribuiti in tutta Italia, ma soprattutto al nord e al centro. La città con il più alto numero di obiettivi sensibili, il 41%, è Milano. Non a caso il comandante del raggruppamento di Strade sicure, come in altre città, è ufficialmente invitato alle celebrazioni del 27 gennaio, giorno della Memoria.
Lo scorso anno, in occasione dell’anniversario della nascita dello Stato di Israele, il rappresentante della comunità ebraica di Livorno, Vittorio Mosseri, ha consegnato una targa al comandante dei paracadustisti. “Alla brigata Folgore con stima e gratitudine per il servizio di sicurezza prestato nell’ambito dell’operazione Strade sicure contribuendo con attenzione e professionalità al sereno svolgimento delle attività della nostro comunità” il testo inciso sulla targa.
In questi tempi di spauracchi anti semiti l’esercito difende i siti ebraici in Italia con un numero di uomini praticamente equivalente a quello dispiegato in Afghanistan nel fortino di Herat. Grazie ad un’esperienza acquisita all’estero nella protezione delle minoranze religiose, come l’antico monastero serbo ortodosso di Decani in Kosovo.
“In ogni città dove è presente la comunità ebraica esiste un responsabile della sicurezza, un professionista che collabora con le forze dell’ordine ed i militari per coordinare al meglio la vigilanza” spiega la fonte del Giornale. Una specie di “assessore” alla sicurezza, che organizza anche il sistema di sorveglianza elettronica con telecamere e sistemi anti intrusione di avanguardia su ogni sito. Non solo: se in zona appare un simbolo o una scritta anti semita, soprattuto in arabo, viene subito segnalata, fotografata, analizzata e tradotta. “I livelli di allerta talvolta si innalzano in base alla situazione internazionale” osserva la fonte militare. L’ultimo allarme ha riguardato i venti di guerra fra Iran e Stati Uniti in seguito all’eliminazione del generale Qassem Soleimani.
Roma è la seconda città per siti ebraici presidiati dai militari compresi asili, scuole e oratori. Le sinagoghe sono sorvegliate pure a Napoli, Verona, Trieste e quando necessario vengono disposte le barriere di cemento per evitare attacchi con mezzi minati o utilizzati come arieti. A Venezia i soldati garantiscono la sicurezza dello storico ghetto. A Livorno e in altre città sono controllati anche i cimiteri ebraici. Una residenza per anziani legata alla comunità è pure nella lista dei siti protetti a Milano. Ed i militari di Strade sicure nel capoluogo lombardo non perdono d’occhio il memoriale della Shoah, lo sterminio degli ebrei voluto da Hitler.
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06 settembre 2018 | Radio immaginaria | intervento |
Italia
Teen Parade
Gli adolescenti mi intervistano sulla passione per i reportage di guerra
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20 giugno 2017 | WDR | intervento |
Italia
Più cittadini italiani con lo ius soli
Estendere la cittadinanza italiana ai bambini figli di stranieri? È la proposta di legge in discussione in Senato in questi giorni. Abbiamo sentito favorevoli e contrari.
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25 maggio 2010 | Spazio Radio - Radio 1 | intervento |
Italia
L'Islam nelle carceri italiane
In Italia su oltre 23mila detenuti stranieri, 9840 risultano musulmani, secondo i dati ufficiali. Almeno seimila, però, non si sono dichiarati. Il rapporto di 364 pagine, “La radicalizzazione jihadista nelle istituzioni penitenziarie europee”, realizzato dall’esperto di Islam nella carceri, Sergio Bianchi, ne indica 13mila.
In Italia ci sono circa 80 islamici dietro le sbarre per reati connessi al terrorismo. Dal 2009 li hanno concentrati in quattro istituti di pena: ad Asti, Macomer, Benevento e Rossano. Nel carcere di Opera, invece, sono arrivati Adel Ben Mabrouk, Nasri Riadh e Moez Abdel Qader Fezzani, ex prigionieri di Guantanamo. Chi li controlla ogni giorno racconta che parlano in italiano. La guerra santa in Afghanistan l’hanno abbracciata dopo aver vissuto come extracomunicatori nel nostro paese. Non si possono incontrare fra loro e vivono in celle singole. Pregano regolarmente con molta devozione e hanno mantenuto i barboni islamici.
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03 giugno 2019 | Radio Scarp | intervento |
Italia
Professione Reporter di Guerra
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