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17 settembre 2026 - Attualità - Kosovo - Il Giornale
Thaci condannato a 25 anni. Sommossa anti Ue in Kosovo
Fausto Biloslavo
“Il serpente” era il nome di battaglia di Hashim Thaçi ai tempi dell’Esercito di liberazione del Kosovo. Ieri a L’Aja l’hanno condannato a 25 anni di carcere per crimini di guerra, durante il conflitto per l’indipendenza, assieme ad altri tre pezzi grossi dell’Uck. Una sentenza che dimostra come non solo i serbi si siano sporcati le mani di sangue nel collasso dell’ex Jugoslavia. Inaccettabile per molti kosovari albanesi, che sono scesi in piazza in migliaia cercando di prendere d’assalto la sede a Pristina di Eulex, la missione dell’Unione europea che fra i vari compiti ha indagato sui crimini dell’Uck. E ha portato alla creazione delle Camere specializzate per il Kosovo, il tribunale con sede a L’Aja, che ha condannato Thaçi, ex presidente del piccolo paese. Oltre a Kadri Veseli, Rexhep Selimi e Jakup Krasniqi, rispettivamente a 18, 13 e 25 anni di carcere, che facevano parte dello Stato maggiore dell’Uck. L’accusa ne aveva chiesto 45 per la detenzione arbitraria di 385 persone, trattamenti crudeli contro 49, altre 303 torturate e 96 uccise durante la guerra con la Serbia alla fine degli anni Novanta. Thaçi "era a conoscenza" dei crimini commessi dai miliziani dell’Uck, in maggioranza albanesi, identificati come “oppositori o collaborazionisti” ha dichiarato il giudice Robert Smith III.
Oggi ha 58 anni e si era dimesso dalla presidenza del Kosovo nel 2020 consegnandosi a L’Aja, assieme agli altri imputat. Ieri ha ascoltato impassibile la sentenza di condanna a 25 anni per omicidio, tortura e detenzione arbitraria, spesso in condizioni disumane. I comandanti dell’Uck presenteranno appello, ma sono stati assolti, per insufficienza di prove, dall’accusa di crimini contro l’umanità. 
La lettura della sentenza è stata seguita su un maxi schermo nella principale piazza di Pristina piena di gente. Giovani che gridavano “Uck, Uck”, veterani con la mimetica ed i baschi rispolverati dalla naftalina ed il simbolo con l’aquila albanese in mezzo alle bandiere del disciolto Esercito di liberazione. Uno striscione riportava la frase: "In nome del popolo, dichiarateli innocenti”. Dopo la condanna è scoppiata la protesta al grido “la libertà non si può imprigionare”. Centinaia di manifestanti si sono diretti verso la sede di Eulex presidiata dalle forze antisommossa cominciando a lanciare pietre, pezzi di pavimentazione, bottiglie e fuochi d’artificio. Alla missione europea sono impiegati anche un pugno di carabinieri e personale della Guardia di Finanza e del ministero della Giustizia. Altri tafferugli sono scoppiati davanti al palazzo del governo kosovaro, ma il primo ministro, Albin  Kurti, ha parlato di “ingiustizia inaccettabile”. Il Kosovo rischia di infiammarsi oltre 25 anni dopo la vittoria dell’Uck. Pierre-Richard Prosper, avvocato di Thaçi, ha ricordato a Stati Uniti e Nato che, secondo la sentenza, “collaborarono con un'organizzazione criminale” per l’indipendenza del Kosovo.
[continua]

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16 dicembre 2010 | RaiRadio | intervento
Kosovo
La faccia sporca della guerra in Kosovo
Quando organizzava la guerriglia indipendentista fra i monti dell’Albania lo chiamavano “il serpente”, per la freddezza ed i modi spietati. Oggi che è primo ministro del Kosovo un rapporto del Consiglio d’Europa lo accusa di essere il capo di una potente mafia coinvolta nel traffico di droga, armi e di organi strappati ai prigionieri serbi. Hashim Thaqi respinge con sdegno le accuse, ma questa volta lo inchioderebbero testimonianze, rapporti di intelligence e notizie raccolte dall’Fbi. Comprese le relazioni del Sismi, il nostro servizio segreto, che nel 1999, indicava il futuro premier “come uno dei boss criminali più pericolosi dell’Esercito di liberazione del Kosovo”.

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