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Esclusivo
21 settembre 2026 - Prima - Italia - Il Giornale
Non solo Ravenna, così i medici boicottano i Cpr
Fausto Biloslavo
Quanti stranieri irregolari o che hanno compiuto reati vengono “graziati” dai Centri di permanenza per il rimpatrio grazie ad un certificato medico? Troppi secondo i dati su sette Uffici immigrazione delle Questure di importanti città, che dimostrano come l’inchiesta di Ravenna sulle esenzioni sanitarie facili potrebbe essere la punta di un iceberg. I dati in possesso al Giornale, da gennaio al 14 settembre, parlano chiaro: a Milano sulle 125 “rinunce” ben 110 sono “per motivi sanitari”. In pratica l’incidenza del mancato invio ai Cpr degli stranieri, che dovrebbero venire espulsi, grazie a certificati medici è dell’88 %. 
A Modena, dove Salim el Koudri si è lanciato sulla folla con la sua macchina come ariete, l’ “incidenza sanitaria sui rifiuti” all’ingresso nei Cpr è pure molto alta del 76,9%. Sui 115 irregolari o delinquenti, che dovrebbero venire rinchiusi, 39 sono stati esentati e ben 30 grazie ad un certificato medico. Pure a Firenze i “graziati” dai medici pesano per il 71,6%. 
Questa sera a “Quarta Repubblica”, condotta da Nicola Porro su Rete 4, un’ampia pagina sarà dedicata a questi numeri e all'indagine che coinvolge oltre venti medici per il rilascio di certificati finalizzati a evitare il trasferimento nei Cpr.
Quando non è possibile espellere immediatamente uno straniero la Questura avvia la richiesta formale di assegnazione del posto in un Centro per il rimpatrio al Servizio Immigrazione attraverso un’applicazione informatica centralizzata. La condizioni inderogabile per l’ingresso e trattenimento dell’irregolare nei Cpr “è il rilascio della certificazione di idoneità alla vita in comunità ristretta, emessa da un medico accreditato presso il Servizio Sanitario Nazionale” spiegano dal Viminale.
Un’analisi dei dati dall’inizio dell’anno registra, con una certa frequenza, che le Questure sono costrette a rinunciare ad inviare l’irregolare nei Cpr “principalmente per motivi sanitari - spiegano gli addetti ai lavori - non avendo ottenuto il rilascio della certificazione” sanitaria.
Il monitoraggio a campione su sette Uffici immigrazione ad elevata operatività dal primo gennaio al 14 settembre “è emersa una media di circa il 60% di rinunce all’utilizzo dei posti nei Cpr, già concessi, attribuibile proprio al mancato rilascio della certificazione medica di idoneità da parte delle strutture sanitarie pubbliche territorialmente competenti”. 
Alla Questura di Bari le “rinunce” dei posti assegnati nei Cpr, “per motivi sanitari” incidono per il 68% sul totale delle rinunce. A Roma con 80 migranti esentati rispetto a 143 l’incidenza sanitaria è del 55,9%. La percentuale si abbassa al 39,6% per la Questura di Bologna e appena il 17,6% a Torino.
L’iceberg dei medici talebani dell’accoglienza ha un risvolto anche per il progetto Albania, già ampiamente boicottato da una parte di magistrati. Al momento a Gjader vengono trasferiti gli stranieri irregolari dai Cpr in Italia, che non hanno ottenuto alcuna esenzione medica. Una volta arrivati nel paese delle aquile, il 10,5% ottiene il rilascio per motivi sanitari, evidentemente colpiti dal “mal d’Albania”.
[continua]

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11 novembre 2008 | Centenario della Federazione della stampa | reportage
A Trieste una targa per Almerigo Grilz
e tutti i caduti sul fronte dell'informazione

Ci sono voluti 21 anni, epiche battaglie a colpi di articoli, proteste, un libro fotografico ed una mostra, ma alla fine anche la "casta" dei giornalisti triestini ricorda Almerigo Grilz. L'11 novembre, nella sala del Consiglio comunale del capoluogo giuliano, ha preso la parola il presidente dell'Ordine dei giornalisti del Friuli-Venezia Giulia, Pietro Villotta. Con un appassionato discorso ha spiegato la scelta di affiggere all'ingresso del palazzo della stampa a Trieste una grande targa in cristallo con i nomi di tutti i giornalisti italiani caduti in guerra, per mano della mafia o del terrorismo dal 1945 a oggi. In rigoroso ordine alfabetico c'era anche quello di Almerigo Grilz, che per anni è stato volutamente dimenticato dai giornalisti triestini, che ricordavano solo i colleghi del capoluogo giuliano uccisi a Mostar e a Mogadiscio. La targa è stata scoperta in occasione della celebrazione del centenario della Federazione nazionale della stampa italiana. Il sindacato unico ha aderito all'iniziativa senza dimostrare grande entusiasmo e non menzionando mai, negli interventi ufficiali, il nome di Grilz, ma va bene lo stesso. Vale la pena dire: "Meglio tardi che mai". E da adesso speriamo veramente di aver voltato pagina sul "buco nero" che ha avvolto per anni Almerigo Grilz, l'inviato ignoto.

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26 settembre 2012 | Uno Mattina | reportage
I lati oscuri (e assurdi) delle adozioni
Con mia moglie, prima di affrontare l’odissea dell’adozione, ci chiedevamo come mai gran parte delle coppie che sentono questa spinta d’amore andavano a cercare bambini all’estero e non in Italia. Dopo quattro anni di esperienza sulla nostra pelle siamo arrivati ad una prima, parziale e triste risposta. La burocratica e farraginosa gestione delle adozioni nazionali, grazie a leggi e cavilli da azzeccagarbugli, non aiutano le coppie che vogliono accogliere un bimbo abbandonato in casa propria, ma le ostacolano.

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26 agosto 2023 | Tgcom24 | reportage
Emergenza migranti
Idee chiare sulla crisi dagli sbarchi alla rotta balcanica.

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radio

20 giugno 2017 | WDR | intervento
Italia
Più cittadini italiani con lo ius soli
Estendere la cittadinanza italiana ai bambini figli di stranieri? È la proposta di legge in discussione in Senato in questi giorni. Abbiamo sentito favorevoli e contrari.

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03 giugno 2019 | Radio Scarp | intervento
Italia
Professione Reporter di Guerra


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25 maggio 2010 | Spazio Radio - Radio 1 | intervento
Italia
L'Islam nelle carceri italiane
In Italia su oltre 23mila detenuti stranieri, 9840 risultano musulmani, secondo i dati ufficiali. Almeno seimila, però, non si sono dichiarati. Il rapporto di 364 pagine, “La radicalizzazione jihadista nelle istituzioni penitenziarie europee”, realizzato dall’esperto di Islam nella carceri, Sergio Bianchi, ne indica 13mila.
In Italia ci sono circa 80 islamici dietro le sbarre per reati connessi al terrorismo. Dal 2009 li hanno concentrati in quattro istituti di pena: ad Asti, Macomer, Benevento e Rossano. Nel carcere di Opera, invece, sono arrivati Adel Ben Mabrouk, Nasri Riadh e Moez Abdel Qader Fezzani, ex prigionieri di Guantanamo. Chi li controlla ogni giorno racconta che parlano in italiano. La guerra santa in Afghanistan l’hanno abbracciata dopo aver vissuto come extracomunicatori nel nostro paese. Non si possono incontrare fra loro e vivono in celle singole. Pregano regolarmente con molta devozione e hanno mantenuto i barboni islamici.

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06 settembre 2018 | Radio immaginaria | intervento
Italia
Teen Parade
Gli adolescenti mi intervistano sulla passione per i reportage di guerra

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27 gennaio 2020 | Radio 1 Italia sotto inchiesta | intervento
Italia
Esercito e siti ebraici
Fausto Biloslavo I nostri soldati rispettano la giornata della Memoria dell’Olocausto non solo il 27 gennaio, ma tutto l’anno. L’esercito, con l’operazione Strade sicure, schiera 24 ore al giorno ben 700 uomini in difesa di 58 siti ebraici sul territorio nazionale. Tutti obiettivi sensibili per possibile attentati oppure oltraggi anti semiti. “Per ora non è mai accaduto nulla anche grazie alla presenza dei militari, che serve da deterrenza e non solo. Il senso di sicurezza ha evitato episodi di odio e minacce ripetute come in Francia, che rischiano di provocare un esodo della comunità ebraica” spiega una fonte militare de il Giornale. I soldati, che si sono fatti le ossa all’estero, sorvegliano, quasi sempre con presidi fissi, 32 sinagoghe o tempi ebraici, 9 scuole, 4 musei e altri 13 siti distribuiti in tutta Italia, ma soprattutto al nord e al centro. La città con il più alto numero di obiettivi sensibili, il 41%, è Milano. Non a caso il comandante del raggruppamento di Strade sicure, come in altre città, è ufficialmente invitato alle celebrazioni del 27 gennaio, giorno della Memoria. Lo scorso anno, in occasione dell’anniversario della nascita dello Stato di Israele, il rappresentante della comunità ebraica di Livorno, Vittorio Mosseri, ha consegnato una targa al comandante dei paracadustisti. “Alla brigata Folgore con stima e gratitudine per il servizio di sicurezza prestato nell’ambito dell’operazione Strade sicure contribuendo con attenzione e professionalità al sereno svolgimento delle attività della nostro comunità” il testo inciso sulla targa. In questi tempi di spauracchi anti semiti l’esercito difende i siti ebraici in Italia con un numero di uomini praticamente equivalente a quello dispiegato in Afghanistan nel fortino di Herat. Grazie ad un’esperienza acquisita all’estero nella protezione delle minoranze religiose, come l’antico monastero serbo ortodosso di Decani in Kosovo. “In ogni città dove è presente la comunità ebraica esiste un responsabile della sicurezza, un professionista che collabora con le forze dell’ordine ed i militari per coordinare al meglio la vigilanza” spiega la fonte del Giornale. Una specie di “assessore” alla sicurezza, che organizza anche il sistema di sorveglianza elettronica con telecamere e sistemi anti intrusione di avanguardia su ogni sito. Non solo: se in zona appare un simbolo o una scritta anti semita, soprattuto in arabo, viene subito segnalata, fotografata, analizzata e tradotta. “I livelli di allerta talvolta si innalzano in base alla situazione internazionale” osserva la fonte militare. L’ultimo allarme ha riguardato i venti di guerra fra Iran e Stati Uniti in seguito all’eliminazione del generale Qassem Soleimani. Roma è la seconda città per siti ebraici presidiati dai militari compresi asili, scuole e oratori. Le sinagoghe sono sorvegliate pure a Napoli, Verona, Trieste e quando necessario vengono disposte le barriere di cemento per evitare attacchi con mezzi minati o utilizzati come arieti. A Venezia i soldati garantiscono la sicurezza dello storico ghetto. A Livorno e in altre città sono controllati anche i cimiteri ebraici. Una residenza per anziani legata alla comunità è pure nella lista dei siti protetti a Milano. Ed i militari di Strade sicure nel capoluogo lombardo non perdono d’occhio il memoriale della Shoah, lo sterminio degli ebrei voluto da Hitler.

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